Nel complesso, la crescita del PIL si è attestata a un livello superiore alle nostre attese: +5,4% su base annua (contro il +5,0% previsto nelle nostre stime di marzo 2025).
Una tale performance rappresenta una notizia incoraggiante per le autorità e offre un certo margine di manovra per raggiungere l’obiettivo di crescita del PIL fissato intorno al 5% per quest’anno. Tuttavia, restiamo prudenti. Questa solidità dell’attività economica è probabilmente temporanea e le sfide più difficili per l’economia cinese devono ancora manifestarsi.
Da un lato, la crescita è stata artificialmente sostenuta dall’anticipazione delle esportazioni prima dell’entrata in vigore di misure tariffarie più restrittive. Le prospettive esterne continueranno a deteriorarsi nei prossimi mesi. Dall’inizio di aprile, gli Stati Uniti hanno introdotto nuovi aumenti dei dazi sui beni cinesi importati, portando l’aliquota tariffaria effettiva al 167% (cfr. Grafico 3). Secondo le nostre stime, un livello di tale entità ridurrebbe direttamente il PIL di circa 4 punti percentuali qualora non si svolgessero negoziati o non vi fosse una riallocazione dei flussi commerciali.
Dall’altro lato, la crescita è stata sostenuta dagli sforzi di stimolo del governo. In particolare, dall’inizio dell’anno la Cina ha introdotto una serie di misure volte ad ampliare il programma di sostituzione dei beni di consumo per incentivare la domanda interna. La misura più concreta è stata lo stanziamento di ulteriori 300 miliardi di yuan destinati a finanziare sussidi per l’acquisto di nuove automobili, smartphone ed elettrodomestici. Tuttavia, tali interventi non possono sostenere i consumi in modo duraturo.
In questo contesto, mentre Stati Uniti e Cina sono entrati in una nuova fase di confronto e una rapida risoluzione appare improbabile nel breve termine, quale sarà la strategia di Pechino per preservare la «stabilità economica»?
Riteniamo che le autorità continueranno ad adottare un approccio pragmatico e reattivo:
Politica monetaria: il rallentamento dell’export dovuto ai dazi e le pressioni deflazionistiche giustificheranno nuove misure, seppur prudenti, per preservare la stabilità finanziaria: un’ulteriore riduzione di 100 punti base del coefficiente di riserva obbligatoria delle banche nel corso dell’anno e tagli graduali dei tassi interbancari.
Politica del tasso di cambio: la banca centrale non ha alcun motivo di procedere a una forte svalutazione della valuta. La stabilità finanziaria rimane un obiettivo prioritario, giustificando finora una parità di riferimento relativamente stabile e fissata a un livello più forte rispetto al tasso di mercato, nonostante l’aumento dei dazi statunitensi (cfr. Grafico 4). Una svalutazione improvvisa potrebbe infatti accelerare i deflussi di capitale e ridurre il valore delle riserve valutarie, come avvenuto nel periodo 2015-2016. Non escludiamo tuttavia una svalutazione graduale, finalizzata a mantenere la competitività, sostenere la crescita e preservare la stabilità finanziaria.
Politica fiscale: è atteso un nuovo piano di stimolo, probabilmente in occasione della riunione del Politburo prevista per luglio. Se i dazi dovessero rimanere in vigore nelle modalità annunciate dal 2 aprile e i dati mostrassero un netto rallentamento dell’attività, Pechino potrebbe approvare un pacchetto di stimolo pari ad almeno il 2,5% del PIL per compensare l’impatto dei dazi sulle esportazioni cinesi. Il sostegno ai consumi sarà una priorità assoluta.
Riforme strutturali: sebbene le misure di stimolo possano contribuire a rafforzare la domanda interna nel breve periodo, restano necessarie riforme strutturali per riequilibrare il modello di crescita. La guerra commerciale potrebbe costringere le autorità ad accelerare questo processo, in particolare attraverso il rafforzamento della rete di protezione sociale per ridurre il risparmio precauzionale delle famiglie. Tuttavia, questa opzione non figura attualmente tra le priorità dell’agenda politica.
In conclusione, al momento manteniamo invariate le nostre previsioni di crescita: 4,5% nel 2025 e 4,0% nel 2026, sulla base dell’ipotesi che i negoziati abbiano luogo e si concludano positivamente. Tali previsioni saranno riviste al ribasso di almeno 1 punto percentuale qualora gli aumenti tariffari annunciati a partire dal 2 aprile dovessero rimanere in vigore.