L'incontro tra Xi Jinping e Donald Trump, tenutosi il 30 ottobre 2025, segna un'importante pietra miliare nelle relazioni sino-americane dopo diversi mesi di tensioni. Il vertice si è concluso con una nota complessivamente positiva, che ha portato all'instaurazione di una tregua commerciale di un anno tra le due economie. Tra le misure annunciate:
- Riduzione dell'aliquota effettiva dei dazi statunitensi sulla Cina dal 58% al 48%, in particolare attraverso una riduzione dei dazi sul fentanyl dal 20% al 10% (cfr. grafico 1). In cambio, Pechino si impegna a cooperare di più nella lotta contro il traffico di fentanil. Le modalità restano da definire.
- Sospensione per un anno dell'attuazione della "regola sussidiaria" Usa e delle nuove misure cinesi per il controllo delle esportazioni di terre rare introdotte il 9 ottobre.
- Congelamento delle indagini statunitensi della Sezione 301 sui settori marittimo, logistico e cantieristico cinese, accompagnato da una sospensione delle contromisure di Pechino.
- Graduale ripresa degli acquisti cinesi di soia americana. La tempistica e il volume sono ancora da specificare.
- Sospensione di un anno delle tasse portuali aggiuntive per le navi cinesi e statunitensi.


A breve termine, questo accordo rappresenta un segnale di distensione. Il passaggio da un quadro trimestrale a un impegno annuale riduce i rischi di escalation e ripristina parzialmente la fiducia sui mercati. Tuttavia, questa tregua rimane fragile. Certamente, né Washington né Pechino desiderano riaccendere tensioni costose. La relazione bilaterale resta segnata da una diffidenza persistente. Sul fondo, di fatto, le divergenze strutturali denunciate dagli Stati Uniti nei confronti della Cina non sono state risolte.
In primo luogo, il modello di crescita cinese: il suo riequilibrio procede lentamente. Se la Cina sembra in grado di raggiungere il suo obiettivo di crescita intorno al 5% quest’anno, questa performance non deriva dalla domanda interna. Quest’ultima resta debole, penalizzata da una crisi di fiducia persistente e dalla prolungata stagnazione del settore immobiliare, due fattori che accentuano le pressioni deflazionistiche (cfr. grafici 2 e 3). La situazione suggerisce un rafforzamento del sostegno statale, ma Pechino finora rifiuta un piano di stimolo massiccio, preferendo misure mirate. Di conseguenza, il miglioramento del ruolo dei consumi non è la priorità principale delle autorità locali.
Al contrario, il motore esterno rimane particolarmente dinamico. Gli ultimi dati confermano che le esportazioni si mantengono su livelli storicamente elevati, nonostante un aumento cumulativo del 30% dei dazi applicati dall’inizio dell’anno. Questa resilienza si spiega con il doppio approccio adottato da Pechino per compensare il calo delle vendite dirette verso gli Stati Uniti: da un lato, un aggiramento commerciale consistente nel reindirizzare parte del commercio attraverso i paesi dell’ASEAN prima della riesportazione verso il mercato americano; dall’altro, una diversificazione geografica, con un aumento sostenuto delle esportazioni verso l’Europa (cfr. grafico 4).


Infine e soprattutto, la rivalità di lungo termine tra le due potenze rimane. La Cina è in posizione di forza in diversi settori strategici. In primo luogo, quello delle terre rare: il paese garantisce circa il 70% della produzione mondiale, il 90% delle capacità di raffinazione e quasi la metà delle riserve globali. In questo contesto, queste risorse sono diventate un’arma geopolitica importante, rafforzando il potere negoziale di Pechino di fronte alla forte dipendenza americana (circa il 70% delle importazioni statunitensi proviene dalla Cina).
In secondo luogo, la Cina ha raggiunto un traguardo tecnologico decisivo. Grazie al piano «Made in China 2025», si è imposta come leader mondiale in diversi settori (pannelli solari, veicoli elettrici, batterie, grafene) e colma rapidamente il ritardo in altri (macchine utensili e robotica, cfr. tabella). Pechino non intende fermarsi in questa dinamica, determinata a consolidare il proprio status di potenza nelle tecnologie di punta. Un nuovo piano industriale di ampia portata è in preparazione, di cui 15° piano quinquennale (2026-2030) costituirà la prima tappa. L’obiettivo è chiaro: rafforzare l’autonomia e la potenza nazionale, cogliere l’opportunità storica offerta dalla nuova rivoluzione tecnologica e raggiungere una posizione di leadership mondiale nello sviluppo scientifico e tecnologico (comunicato a seguito della 4ª sessione plenaria del 20° Congresso del Partito Comunista, il 23 ottobre 2025).
