20 marzo 2023

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Credit Suisse: Fine dei giochi


In 167 anni di storia, la banca svizzera è riuscita a superare la crisi dei subprime, numerosi scandali e le difficoltà di redditività di alcune attività... ma non i massicci prelievi di depositi che hanno accelerato alla fine della settimana (10 miliardi di dollari nella sola giornata di venerdì, secondo il Financial Times), né la pressione esercitata dalle autorità internazionali.

Un salvataggio d’emergenza

In 167 anni di storia, la banca svizzera è riuscita a superare la crisi dei subprime, numerosi scandali e le difficoltà di redditività di alcune attività... ma non i massicci prelievi di depositi che hanno accelerato alla fine della settimana (10 miliardi di dollari nella sola giornata di venerdì, secondo il Financial Times), né la pressione esercitata dalle autorità internazionali.

Era necessario agire rapidamente per rassicurare i mercati, sia in Svizzera sia a livello internazionale. UBS rappresentava il candidato più naturale e privilegiato dalle autorità svizzere.

Le condizioni dell’acquisizione

Con il sostegno del governo svizzero, UBS acquisisce quindi la propria concorrente per circa 3 miliardi di franchi svizzeri, sulla base di un rapporto di cambio pari a un’azione UBS ogni 22,48 azioni Credit Suisse.

Per rendere possibile l’operazione, nel fine settimana sono state adottate misure eccezionali che hanno escluso gli azionisti UBS dal processo decisionale.

UBS limita i rischi legati all’acquisizione grazie al sostegno della Confederazione Svizzera, che fornirà una garanzia di 9 miliardi di franchi svizzeri in caso di perdite connesse all’operazione (oltre ai primi 5 miliardi assorbiti da UBS), nonché una rete di sicurezza di liquidità pari a 200 miliardi di franchi svizzeri.

L’impatto a breve termine sui coefficienti regolamentari non è ancora noto, ma UBS ritiene che il coefficiente di solvibilità CET1 dopo l’operazione rimarrà «ben al di sopra» del proprio obiettivo interno del 13%. Le autorità svizzere concederanno tuttavia il tempo necessario per l’integrazione, che dovrebbe richiedere diversi anni.

Le conseguenze per gli investitori

In questa operazione di salvataggio, finanziata tramite azioni UBS, i detentori di debito senior di Credit Suisse non subiranno alcun impatto, poiché i loro titoli saranno convertiti in debito senior UBS, sia esso emesso a livello di OpCo (società operativa) sia di HoldCo (società holding, generalmente considerata meno sicura).

Diversa è invece la situazione per i possessori di debito subordinato finanziario, noto come Additional Tier 1 (AT1), che vedono il valore dei loro titoli Credit Suisse azzerato e partecipano quindi al finanziamento delle perdite connesse all’operazione per un importo di circa 16 miliardi di franchi svizzeri.

Il mercato è rassicurato?

Sebbene il rischio sistemico sembri essere stato evitato, lo stesso non si può dire della crisi di fiducia che il mercato sta attraversando.

Il settore delle banche regionali statunitensi, poco regolamentato, continua infatti a essere sotto pressione.

A ciò si aggiunge ora la preoccupazione (e il malcontento) dei detentori di debito subordinato finanziario perché, tecnicamente:

  • Gli obbligazionisti, indipendentemente dalla categoria di appartenenza, dovrebbero essere trattati in modo più favorevole rispetto agli azionisti.
  • I titoli AT1 possono essere convertiti o svalutati solo quando i livelli di capitale della banca scendono sotto le soglie regolamentari, cosa che non era avvenuta nel caso di Credit Suisse.

Nell’ambito di questa acquisizione, nessuna di queste due condizioni risultava soddisfatta. In attesa di eventuali azioni legali, i mercati stanno penalizzando questa decisione.

A differenza della crisi del 2008, le autorità di regolamentazione si stanno mostrando estremamente attente e mobilitate. Dopo l’estensione della garanzia sui depositi da parte della Federal Reserve, l’intervento dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari svizzeri (FINMA) nell’acquisizione di Credit Suisse e l’istituzione da parte delle principali banche centrali di un meccanismo di scambio di valute (swap) finalizzato a garantire la disponibilità di dollari per le transazioni bancarie, i messaggi inviati ai mercati sono chiari: la regolamentazione funziona e le autorità non permetteranno che il rischio sistemico si diffonda.

Resta ora da rassicurare gli investitori sul mercato del debito subordinato finanziario e da trovare una soluzione duratura ai deflussi di depositi dalle banche commerciali statunitensi.

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