Al termine della riunione di politica monetaria, la Fed ha mantenuto i tassi di riferimento invariati, nell’intervallo 3,50%–3,75%. Questa decisione non è stata tuttavia unanime: S. Miran e C. Waller, hanno votato a favore di un taglio di 25 punti base.
Il messaggio principale di questa riunione è che sia i rischi al ribasso per l’occupazione sia i rischi al rialzo per l’inflazione si sono attenuati. In altre parole, la Fed mostra una maggiore convinzione sia sul miglioramento ciclico sia sulla prosecuzione del processo di disinflazione. La Fed si trova in una fase che può essere definita una pausa “dovish”: prende tempo, ma non appena avrà la conferma che la maggior parte degli effetti inflazionistici legati all’aumento dei dazi doganali sarà alle spalle, il prossimo movimento dovrebbe essere un taglio dei tassi.
Sulla crescita, J. Powell ha insistito sulla buona tenuta dei consumi. Questa dinamica può essere illustrata dalle vendite al dettaglio settimanali, che continuano a muoversi all’interno di un corridoio di crescita compreso tra il 5% e il 7% su base annua (grafico 1). Egli riconosce tuttavia il carattere duale dei consumi (“profilo a K”): le famiglie con redditi più bassi tendono a moderare la spesa.J. Powell ha inoltre sottolineato che gli investimenti continuano a migliorare. La dinamica recente delle consegne di beni strumentali conferma questa diagnosi, avvicinandosi a una fase di accelerazione (grafico 2). Al di là della situazione congiunturale, il presidente della Fed mette soprattutto in evidenza un “chiaro miglioramento” delle prospettive di attività. L’aggiornamento del nostro indicatore del clima degli affari nel settore manifatturiero suggerisce anch’esso uno scenario di uscita verso l’alto (grafico 3).
Nel complesso, J. Powell prepara il terreno per una revisione al rialzo delle proiezioni di crescita per il 2026



Fonte : Bloomberg – Calculs : Groupama AM
Sul mercato del lavoro, il comunicato di politica monetaria segnala i primi segnali di stabilizzazione del tasso di disoccupazione. Il presidente Powell avanza con cautela l’ipotesi secondo cui l’attuale disconnessione tra una crescita robusta e un mercato del lavoro in pausa potrebbe essere spiegata dalla crescente adozione dell’intelligenza artificiale. Mettiamo inoltre in evidenza un possibile legame tra la variazione del tasso di disoccupazione e quella del tasso di adozione dell’IA: le professioni giuridiche, scientifiche e informatiche, che hanno aumentato maggiormente il ricorso all’IA, sono anche quelle che hanno registrato il peggioramento più marcato dell’occupazione (grafico 4)

Fonte : Bloomberg – Calculs : Groupama AM
Sull’inflazione, J. Powell appare marginalmente più fiducioso riguardo all’attenuazione progressiva dell’impatto dell’aumento dei dazi doganali. Al di là di questo effetto, riteniamo che la componente “affitti”, che rappresenta circa il 35% dell’indice CPI, presenti ormai un rischio al ribasso più pronunciato. Storicamente, una parte significativa delle variazioni marginali della componente “affitti” dell’inflazione è spiegata dai flussi migratori netti (grafico 5).
In questo contesto, l’irrigidimento della politica migratoria dovrebbe limitare l’aumento dei prezzi di questa componente attorno all’1% nel 2026, portando a un contributo negativo all’inflazione core. Una misura della Fed di Cleveland mostra infatti che gli affitti delle abitazioni che hanno subito un cambio di inquilino sono diminuiti sensibilmente, preannunciando una prosecuzione della disinflazione dell’insieme degli affitti (grafico 6).
In conclusione, la prosecuzione dell’allentamento monetario dovrebbe derivare principalmente dall’argomento inflazionistico. Continuiamo a ritenere che si verificherà un “allineamento dei ianeti” alla fine della primavera affinché la Fed prosegua il suo ciclo di allentamento monetario, con il cambiamento di governance atteso e indicatori di inflazione (aspettative a medio-lungo termine, inflazione ciclica e componente affitti) che continueranno a ridursi.


Fonte : Bloomberg – Calculs : Groupama AM
Se l’indipendenza della Fed non è minacciata, quella de facto è messa in discussione. Lo è inevitabilmente in un contesto di “dominanza fiscale”, in cui la politica monetaria è comunque vincolata. Al di là dell’indipendenza, ciò che conta è la credibilità, misurata attraverso le aspettative di inflazione.
La credibilità della Fed si è leggermente erosa durante la “minaccia deflazionistica”. Tuttavia, la Fed resta credibile, con una situazione per nulla paragonabile a quella della fine degli anni ’70 / inizio anni ’80 (grafico 7). Anzi, ha gestito piuttosto bene il recente periodo “inflazionistico”. Le aspettative di inflazione restano ancorate, ma devono continuare a essere monitorate.

Fonte : Bloomberg – Calculs : Groupama AM
DISCLAIMER
Questo documento è concepito esclusivamente a fini informativi.
Groupama Asset Management e le sue filiali declinano ogni responsabilità in caso di alterazione, distorsione o falsificazione di cui il presente documento possa essere oggetto. Qualsiasi modifica, utilizzo o diffusione non autorizzata, in tutto o in parte e in qualsiasi forma, è vietata.
Qualsiasi investitore deve prendere visione, prima di qualsiasi investimento, del prospetto o del documento di informazione chiave (DIC) del fondo. Tali documenti e altri documenti periodici possono essere ottenuti gratuitamente su semplice richiesta a Groupama AM o sul sito www.groupama-am.com.
Questo supporto non contrattuale non costituisce in alcun caso una raccomandazione, una sollecitazione all’offerta, né un’offerta di acquisto, vendita o arbitraggio, e non deve in alcun modo essere interpretato come tale.
I team commerciali di Groupama Asset Management e delle sue filiali sono a disposizione per fornire una raccomandazione personalizzata.
Pubblicato da Groupama Asset Management – Sede legale: 25 rue de la ville l’Evêque, 75008 Parigi – Sito web: www.groupama-am.com
