03 marzo 2025

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Negli Stati Uniti, la questione dei “deficit gemelli” dovrebbe tornare alla ribalta

Christophe Morel
Christophe Morel, Capo Economista

1. In un mondo in trasformazione, le imprese sono costrette a investire oppure rischiano di non sopravvivere ai cambiamenti in atto. Per questo motivo, la tesi centrale del nostro scenario economico è che queste transizioni (geopolitiche, digitali, ecc.) alimenteranno un ciclo di investimenti duraturo. Tuttavia, l’ipotesi di un nuovo ciclo di investimenti modifica la percezione dei punti di forza e delle debolezze delle economie. La ripartenza simultanea degli investimenti nei Paesi sviluppati mette infatti in luce vantaggi e squilibri che non erano evidenti nel “mondo pre-pandemia”, dominato da pressioni deflazionistiche.

2. I principali punti di forza e di debolezza delle economie statunitense ed europea si presentano come un vero e proprio “gioco di specchi”. Gli Stati Uniti beneficiano di un ecosistema favorevole all’innovazione, ma la scarsità di risparmio li rende dipendenti dai capitali internazionali. Al contrario, l’abbondanza di risparmio privato in Europa rappresenta un vantaggio, mentre la frammentazione dei mercati dei capitali e l’eccesso di regolamentazione ostacolano l’iniziativa privata.
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3. Rappresentando quasi un terzo dei consumi mondiali, l’economia statunitense “consuma eccessivamente” rispetto alla sua quota di produzione globale (Grafico 1). Questo eccesso di consumi si traduce in un livello di risparmio insufficiente e in un deficit delle partite correnti (Grafico 2), in contrasto con gli avanzi delle partite correnti registrati in Europa, Giappone e Cina (Grafico 3). La necessità di attrarre risparmio non costituiva un problema per gli Stati Uniti in un contesto globale caratterizzato da sottoinvestimento e abbondante liquidità. Tuttavia, essa diventa una questione cruciale qualora gli investimenti ripartano simultaneamente in tutti i Paesi sviluppati.


Fonte: Bloomberg – Elaborazioni: Groupama AM

4. L’Europa svolge un ruolo fondamentale nel finanziamento del deficit delle partite correnti degli Stati Uniti. L’Unione europea rappresenta circa la metà degli investimenti diretti esteri negli Stati Uniti, seguita da un gruppo composto da Giappone, Canada e Regno Unito, ciascuno con una quota di poco superiore al 10%. Per quanto riguarda gli investimenti di portafoglio, la Cina ha progressivamente ridotto le proprie detenzioni di Treasury statunitensi dal 2016. L’Europa è così diventata il principale creditore estero del debito pubblico americano, detenendo il 38% del debito posseduto da investitori stranieri, pari a quasi un decimo dell’intero stock di debito pubblico degli Stati Uniti.

5. Negli Stati Uniti, la questione dei deficit gemelli è destinata con ogni probabilità a tornare in primo piano:
Negli ultimi anni, la crescita del PIL è stata sostenuta da consumi particolarmente dinamici (tra il +2,5% e il +3,0% negli ultimi tre anni), esercitando una pressione sul deficit delle partite correnti. È improbabile che questo saldo esterno migliori nel breve-medio termine.
​​​​​​​Le spese sanitarie legate all’invecchiamento della popolazione alimentano un deficit di bilancio strutturale. Sulla base delle proiezioni relative a Medicare e Medicaid, il deficit federale dovrebbe attestarsi tra il 6% e l’8% annuo nei prossimi trent’anni, determinando inevitabilmente un aumento del debito pubblico.

6. In conclusione, il dollaro statunitense continua a beneficiare del suo status di “valuta di riserva”, che ne garantisce il ruolo di “bene rifugio” nei periodi di incertezza, come avvenuto nel 2022 all’inizio della guerra in Ucraina. Tuttavia, cresce la tensione tra il recente rafforzamento del dollaro e il deterioramento dei deficit gemelli (Grafico 4). Il dollaro appare oggi sopravvalutato rispetto ai fondamentali dell’economia statunitense. La sola guerra commerciale non sarà sufficiente a correggere questi squilibri macroeconomici. Di conseguenza, l’amministrazione Trump potrebbe essere tentata di riattivare la leva della svalutazione del dollaro.

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