La trasmissione dell’allentamento monetario alle condizioni di finanziamento è lenta
L’indagine della BCE (*) sulle condizioni di concessione del credito nell’area dell’euro, pubblicata oggi, evidenzia un lieve irrigidimento delle condizioni di accesso ai prestiti per le imprese nel primo trimestre del 2025. Ciò fa seguito a un nuovo irrigidimento dei criteri registrato nel quarto trimestre del 2024, dopo un anno caratterizzato da un miglioramento continuo (cfr. Grafico 1). La prudenza delle banche nell’erogazione del credito è spiegata dall’aumento dei rischi percepiti legati alle prospettive economiche generali e a quelle specifiche delle imprese. Per le famiglie, invece, le condizioni di finanziamento si sono allentate per l’acquisto di abitazioni, mentre si sono irrigidite per il credito al consumo. La domanda di credito da parte delle imprese è tornata leggermente in territorio negativo (cfr. Grafico 2), dopo due trimestri di debole ripresa, mentre la domanda di prestiti da parte delle famiglie è rimasta sostenuta.
Nel dettaglio, l’indagine mostra che l’inasprimento delle condizioni di credito per le imprese nel primo trimestre è stato più contenuto rispetto a quanto previsto dalle stesse banche e inferiore a quello registrato nel trimestre precedente. Le condizioni si sono irrigidite in Germania, mentre sono rimaste invariate nelle altre tre maggiori economie dell’area euro. I criteri di concessione si sono leggermente irrigiditi per i prestiti alle grandi imprese e per quelli a lungo termine, mentre sono rimasti invariati per le piccole e medie imprese (PMI) e per i finanziamenti a breve termine. Le banche prevedono un ulteriore lieve irrigidimento nel secondo trimestre del 2025.
Per quanto riguarda le famiglie, gli istituti di credito hanno segnalato condizioni più favorevoli per i mutui immobiliari e più restrittive per il credito al consumo. La concorrenza tra le banche ha favorito l’allentamento delle condizioni sui mutui, mentre la percezione del rischio ha contribuito all’inasprimento dei criteri per il credito al consumo. Come già osservato in precedenza, il miglioramento delle condizioni per l’acquisto di abitazioni è stato trainato in larga misura dalla Francia, per il quinto trimestre consecutivo. Le banche prevedono un irrigidimento delle condizioni di credito alle famiglie (sia per l’acquisto di abitazioni sia per i consumi) nel secondo trimestre del 2025.
Sul fronte della domanda, i dettagli dell’indagine mostrano che la richiesta di prestiti da parte delle imprese è diminuita principalmente a causa del contributo negativo delle scorte e del fabbisogno di capitale circolante, nonostante il sostegno derivante dalla riduzione dei tassi di interesse. Gli investimenti continuano a rappresentare un fattore neutrale nella domanda di credito, con alcune banche che citano le incertezze politiche e geopolitiche come elementi che frenano la pianificazione di lungo periodo. Permangono forti differenze tra i Paesi: la domanda di credito è in aumento in Germania e Spagna, è stabile in Italia e registra una forte contrazione in Francia. Le banche prevedono un lieve incremento della domanda nel secondo trimestre del 2025.
Per le famiglie, la domanda di mutui immobiliari ha continuato a crescere vigorosamente nel primo trimestre del 2025, sostenuta principalmente dal calo dei tassi di interesse ma anche da prospettive più favorevoli per il mercato immobiliare. Tale aumento della domanda è stato generalizzato in tutti i Paesi dell’area euro. Le banche si attendono un ulteriore rafforzamento della domanda nel secondo trimestre del 2025.
Nel complesso, i risultati dell’indagine di aprile indicano che la trasmissione dell’allentamento monetario all’economia reale prosegue, ma con lentezza. Le incertezze economiche, commerciali, politiche e geopolitiche continuano a influenzare la propensione delle banche a concedere credito, mentre la domanda resta poco dinamica. Questi risultati riflettono la prudenza degli istituti di credito e saranno certamente oggetto di commento da parte della BCE nella prossima riunione di politica monetaria (giovedì). È molto probabile che la BCE riduca ancora una volta di 25 punti base il grado di restrittività della propria politica monetaria, portando il tasso sui depositi al 2,25%, rispetto allo scenario iniziale che prevedeva uno status quo. L’Istituto centrale sosterrà verosimilmente che il processo di disinflazione è ormai ben avviato, in un contesto caratterizzato da prezzi dell’energia significativamente più bassi, un euro più forte, aspettative d’inflazione in netto calo e persistenti incertezze che continuano a pesare sull’attività economica. La BCE resterà quindi in una logica di “gestione del rischio”.
(*) Indagine della BCE condotta tra il 10 e il 25 marzo 2025 (155 banche partecipanti, con un tasso di risposta del 99%).


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