15 de marzo de 2023

Ricerca

Ritorno dei vecchi demoni?


Venerdì 10 marzo, la Silicon Valley Bank (SVB) è fallita, appena due giorni dopo aver annunciato difficoltà.

Quali sono i fatti?

Venerdì 10 marzo, la Silicon Valley Bank (SVB) è fallita, appena due giorni dopo aver annunciato difficoltà. Questa banca commerciale regionale era la 16ª banca degli Stati Uniti per dimensione. Si tratta del maggiore fallimento bancario dalla crisi dei mutui subprime del 2008. Successivamente, altre due banche regionali statunitensi sono andate in default e altre banche di piccole e medie dimensioni presentano caratteristiche simili.

I rialzi dei tassi guidati dalla Fed (quasi il 5% in un anno) per contenere l’inflazione, pur avendo avuto un impatto positivo sui ricavi bancari, hanno soprattutto penalizzato il valore delle obbligazioni a tasso fisso detenute dalle banche. Con la normalizzazione dei tassi, gli investitori hanno infatti cercato di ritirare la liquidità dai conti correnti poco o per nulla remunerati per reinvestirla in strumenti con rendimenti più attraenti.

SVB è stata costretta a vendere obbligazioni non coperte per far fronte a una domanda di liquidità pari a 5 miliardi di dollari, registrando perdite significative (1,8 miliardi di dollari).

Inoltre, la banca aveva assunto rischi nella gestione attivo-passivo (Asset Liability Management), favoriti da una regolamentazione più leggera per le banche statunitensi con un bilancio inferiore a 250 miliardi di dollari.

Dobbiamo temere un contagio?

Per proteggere le aziende tecnologiche statunitensi, clienti di SVB, la Federal Reserve (Fed) e la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), i due principali organismi di vigilanza del sistema bancario americano, hanno inviato un segnale estremamente forte introducendo:

  • Un’estensione della garanzia sui depositi non assicurati, oltre il limite regolamentare di 250.000 dollari.
  • Un programma di sostegno alla liquidità della durata di un anno, in cambio di titoli valutati al valore nominale, affinché le banche possano far fronte ai deflussi di depositi senza cristallizzare le perdite.
  • Oltre alla rapida reazione della Fed rispetto a quanto avvenuto nel 2008, la situazione delle grandi banche americane, e ancor più di quelle europee, è molto diversa da quella osservata durante la crisi dei mutui subprime : Le regole prudenziali sono state rafforzate per le grandi banche statunitensi (oltre 250 miliardi di dollari di attivi) e per le banche europee, con requisiti di liquidità molto più elevati
  • Le banche europee dispongono di depositi diversificati e stabili, coprono in misura maggiore l’esposizione obbligazionaria e adottano una gestione attivo-passivo più rigorosa.
  • Dopo la crisi del 2008, le banche europee si sono in gran parte ritirate dal mercato bancario statunitense a seguito dell’inasprimento normativo.

Riteniamo che la natura molto specifica di SVB (finanziamento di start-up, scarsa stabilità dei depositi e supervisione regolamentare limitata), unita alle misure adottate dalle autorità monetarie e politiche, consenta di escludere un rischio significativo di contagio all’intero settore.

Quali sono gli impatti sui mercati?

La volatilità è tornata protagonista, in particolare sui mercati obbligazionari.

Nel solo lunedì successivo, i rendimenti dei titoli di Stato decennali sono diminuiti dello 0,25% in Germania, dello 0,10% negli Stati Uniti e dello 0,06% in Giappone. I tassi statunitensi a breve termine (2 anni) sono scesi dello 0,90% in tre giorni, registrando il terzo calo più importante dell’ultimo secolo.

Il movimento si è però invertito martedì, con un rialzo di circa lo 0,16% del rendimento del Bund tedesco a 10 anni.

Anche le aspettative sui tassi terminali delle banche centrali sono state riviste al ribasso: al 3,30% per la BCE nei successivi sei mesi (contro il 4,10% di una settimana prima) e al 4,40% per la Fed (contro il 5,70%).

Anche il mercato del credito si è deteriorato, con un allargamento degli spread di:

  • +50 punti base per l’indice iTraxx CrossOver
  • +10 punti base per l’indice iTraxx Main

Questi movimenti sono stati determinati principalmente dal debito finanziario senior e subordinato, con allargamenti rispettivamente di +18 e +37 punti base.

Sul mercato azionario, il settore delle banche regionali statunitensi ha perso il 10%, mentre le banche europee hanno registrato un calo del 6%. Il settore tecnologico, invece, ha mostrato una buona tenuta grazie agli annunci della Fed.

Questo fallimento può rimettere in discussione il ritmo dei rialzi dei tassi?

Il giorno dell’annuncio del fallimento di SVB, i mercati obbligazionari hanno registrato un forte allentamento delle tensioni, suggerendo che gli investitori si aspettassero una pausa temporanea, o addirittura un’inversione, della stretta monetaria.

L’ampiezza eccezionale di questo movimento è stata alimentata da posizioni molto rilevanti degli hedge fund che puntavano sul rialzo dei tassi a due anni negli Stati Uniti e che hanno dovuto essere chiuse con urgenza. Si tratta tuttavia di un fenomeno tecnico destinato a non essere duraturo.

I dati sull’inflazione statunitense pubblicati il 14 marzo, pari al 6% su base annua, non mostrano infatti un rallentamento sostenibile dell’inflazione. Lo stesso vale per l’Europa.

Le pressioni inflazionistiche, sostenute da un mercato del lavoro ancora molto dinamico e da politiche fiscali espansive, continueranno probabilmente a esercitare pressione sulle banche centrali, che dovrebbero ribadire la loro determinazione a proseguire la lotta contro l’inflazione, anche se il ritmo dei rialzi dei tassi potrebbe rallentare.

La fiducia nel settore bancario resta tuttavia fragile, come dimostrato da numerose crisi del passato. Rimaniamo quindi molto attenti al rischio di contagio al resto del settore bancario, che non rappresenta il nostro scenario centrale, ma che potrebbe rimettere in discussione il percorso dei rialzi dei tassi e le prospettive di crescita economica.

DISCLAIMER

Il presente documento è destinato esclusivamente a fini informativi. Groupama Asset Management e le sue controllate declinano ogni responsabilità per qualsiasi alterazione, deformazione o falsificazione a cui il presente documento possa essere sottoposto. Qualsiasi modifica, utilizzo o distribuzione non autorizzati, totali o parziali, effettuati con qualsiasi mezzo, sono vietati. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione si basano su fonti che riteniamo affidabili; tuttavia, non ne garantiamo l’accuratezza, la completezza, la validità o l’attualità. Il presente documento è stato redatto sulla base di informazioni, proiezioni, stime, aspettative e ipotesi che comportano un certo grado di giudizio soggettivo. Le analisi e le conclusioni costituiscono l’espressione di un’opinione indipendente, formulata sulla base di informazioni pubbliche disponibili a una determinata data e in seguito all’applicazione di una metodologia specifica di Groupama AM. Considerata la natura soggettiva e indicativa di tali analisi, esse non costituiscono né un impegno né una garanzia da parte di Groupama AM, né una consulenza personalizzata in materia di investimenti.

Pubblicato da Groupama Asset Management – Sede legale: 25 rue de la Ville l’Évêque, 75008 Parigi – Sito web: www.groupama-am.com.

Scopri anche