Negli Stati Uniti, già prima delle discussioni al Congresso, il Congressional Budget Office (CBO)¹ stimava che il deficit di bilancio si sarebbe mantenuto tra il 6% e l’8% del PIL nei prossimi 30 anni (curva arancione nel Grafico 1). Questa prospettiva non deriva tanto dal deficit primario, ossia dal deficit al netto degli interessi sul debito (curva verde chiaro nel Grafico 1), quanto soprattutto dall’onere del pagamento degli interessi (curva verde scuro nel Grafico 1).
In uno scenario di questo tipo, la traiettoria del debito pubblico è inevitabilmente orientata al rialzo, con un incremento di circa 10-15 punti di PIL per decennio. Pertanto, il debito pubblico statunitense, attualmente pari a circa il 100% del PIL, dovrebbe raggiungere, secondo le nostre stime, il 110% nel 2030, il 130% nel 2040 e il 150% nel 2055 (Grafico 2).


Rispetto a questo scenario centrale, tutti i rischi appaiono orientati verso un ulteriore deterioramento della situazione, per tre motivi principali:
- Le discussioni attualmente in corso al Congresso potrebbero aumentare il deficit pubblico di circa lo 0,5%-1% del PIL all’anno. Inoltre, i tagli fiscali sono stati prorogati solo fino al 2028 ed è molto probabile che vengano ulteriormente estesi oltre tale data, aggravando ulteriormente la situazione di bilancio.
- Se i mercati finanziari dovessero mettere in dubbio la sostenibilità del debito pubblico statunitense, i tassi d’interesse aumenterebbero, determinando un ulteriore incremento del costo del servizio del debito.
- Infine, e soprattutto, le proiezioni di bilancio del CBO risultano molto ottimistiche, poiché presuppongono esplicitamente l’assenza di qualsiasi shock sulla crescita nei prossimi trent’anni. In realtà, la volatilità del deficit è quasi interamente riconducibile ai deterioramenti di bilancio legati al ciclo economico (curva arancione del Grafico 1 nel periodo storico).
Cosa potrebbe allora stabilizzare il debito?
Abbiamo calcolato che una riduzione del deficit primario dal 3% allo 0,5% del PIL consentirebbe di mantenere invariato il rapporto debito pubblico/PIL. Tuttavia, un simile inasprimento della politica fiscale appare, al momento, politicamente irrealizzabile.
Abbiamo anche stimato che il livello dei tassi d’interesse a 10 anni in grado di stabilizzare il debito pubblico si collochi tra il 2,5% e il 3% (attualmente il rendimento del Treasury decennale si aggira intorno al 4,5%). Di conseguenza, il ricorso alla “monetizzazione” del debito attraverso acquisti di titoli del Tesoro da parte della Federal Reserve (QE, Quantitative Easing) sembra inevitabile. Se, a un certo punto, l’aumento dei tassi a lungo termine dovesse essere limitato dalla riattivazione del QE, la svalutazione del dollaro che prevediamo sarà probabilmente ancora più marcata, riflettendo il maggiore rischio Paese.
Come monitorare il rischio fiscale negli Stati Uniti?
Riteniamo che esistano tre indicatori principali per misurare il rischio fiscale statunitense.
In primo luogo, vi è il CDS sul debito sovrano degli Stati Uniti, che attualmente si attesta a circa 50 punti base, dopo aver raggiunto un picco vicino ai 60 punti base nel mese di aprile (Grafico 3).
In secondo luogo, monitoriamo le correlazioni di mercato. In particolare, una significativa diminuzione del dollaro e dei mercati azionari accompagnata da un forte aumento dei tassi d’interesse rappresenterebbe un segnale di allarme. Tuttavia, questo fenomeno non si è verificato nel periodo recente (Grafico 4).
Infine, è necessario osservare attentamente le aste dei Treasury sul mercato primario. Per il momento, le emissioni continuano a essere ampiamente sovrascritte in termini di bid-to-cover ratio (rapporto tra ammontare richiesto e ammontare emesso) e senza una dispersione significativa del libro ordini (Grafico 5).
Pertanto, i mercati non hanno ancora messo realmente alla prova i limiti del cosiddetto “privilegio esorbitante” degli Stati Uniti. Qualsiasi ulteriore messa in discussione dello Stato di diritto negli Stati Uniti porterà inevitabilmente gli investitori internazionali a riequilibrare il peso dei Treasury all’interno dei loro portafogli obbligazionari.



1: Il CBO (Congressional Budget Office) è un’istituzione federale indipendente che valuta la politica di bilancio degli Stati Uniti.
DISCLAIMER
Il presente documento è destinato esclusivamente a fini informativi. Groupama Asset Management e le sue controllate declinano ogni responsabilità in caso di alterazione, distorsione o falsificazione del presente documento. Qualsiasi modifica, utilizzo o diffusione non autorizzata, totale o parziale, sotto qualsiasi forma, è vietata. Prima di effettuare qualsiasi investimento, gli investitori sono tenuti a leggere il prospetto informativo o il Documento contenente le Informazioni Chiave per gli Investitori (KIID) dell’OICVM. Tali documenti, nonché gli altri report periodici, sono disponibili gratuitamente su richiesta presso Groupama AM oppure sul sito www.groupama-am.com. Il presente materiale, privo di valore contrattuale, non costituisce in alcun modo una raccomandazione, una sollecitazione all’offerta o un’offerta di acquisto, vendita o arbitraggio e non deve essere interpretato come tale. I team commerciali di Groupama Asset Management e delle sue controllate sono a disposizione per fornirvi una raccomandazione personalizzata. Pubblicato da Groupama Asset Management - Sede legale: 25 rue de la Ville l’Évêque, 75008 Parigi - Sito web: www.groupama-am.com.
