20 marzo 2025

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Regno Unito: la Banca d’Inghilterra torna a preoccuparsi dell’inflazione

Thuy Van Pham
Thuy Van Pham, Economista

Regno Unito: la Banca d’Inghilterra torna a preoccuparsi dell’inflazione

La Bank of England (BoE) ha mantenuto il tasso di interesse di riferimento al 4,5% al termine della riunione del 20 marzo 2025 (cfr. Grafico 1). Le indicazioni prospettiche restano invariate: l’istituzione continuerà ad adottare un approccio «graduale e prudente» e la politica monetaria «dovrà continuare a rimanere restrittiva per un periodo sufficientemente lungo, fino a quando i rischi che l’inflazione torni in modo duraturo all’obiettivo del 2% nel medio termine non si saranno ulteriormente attenuati».

In assenza di un Monetary Policy Report e di una conferenza stampa, la BoE ha fornito pochi nuovi elementi. Tuttavia, evidenziamo due aspetti principali:

• Un tono leggermente più restrittivo

Per quanto riguarda il voto, lo status quo è stato sostenuto da 8 membri contro 1. Catherine Mann, che a febbraio aveva sorpreso i mercati sostenendo improvvisamente un taglio dei tassi di 50 punti base (pb), ha nuovamente cambiato posizione e ha votato a favore del mantenimento dei tassi. Solo Swati Dhingra ha continuato a sostenere un ulteriore allentamento monetario, chiedendo questa volta una riduzione di 25 pb, anziché di 50 pb come a febbraio.

Sul piano sostanziale, la maggioranza dei membri ha espresso ancora una volta preoccupazione per la recente accelerazione dell’inflazione complessiva rispetto all’ultima riunione del Comitato, tenutasi a febbraio. A gennaio l’inflazione ha raggiunto il 3%, superando le previsioni della banca centrale, dopo essere scesa all’1,7% nel settembre 2024. Questo nuovo aumento è stato diffuso a diversi comparti dell’economia, in particolare ai servizi, la cui inflazione è tornata ai livelli osservati nell’autunno del 2024 (cfr. Grafico 2).

Nel frattempo, gli indicatori del mercato del lavoro continuano a mostrare segnali di tensione. Il rapporto tra posti vacanti e disoccupati è rimasto stabile, nonostante le indagini segnalino un calo delle intenzioni di assunzione in vista dell’aumento dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro previsto per aprile (cfr. Grafico 3). Di conseguenza, la crescita salariale resta sostenuta, soprattutto nel settore privato, dove si mantiene intorno al 6% (cfr. Grafico 4).

• Visibilità limitata sulle decisioni future

Nonostante le chiare preoccupazioni riguardo ai rischi inflazionistici nel breve e medio termine, le dichiarazioni ufficiali della BoE rimangono vaghe e rifiutano di indicare un «percorso prestabilito per le prossime riunioni».

Da un lato, la banca ha ribadito il proprio approccio «graduale e prudente» e ha sottolineato la necessità di raccogliere ulteriori prove per valutare il processo di disinflazione sottostante. Dall’altro, ha riconosciuto che le incertezze globali, sia commerciali sia geopolitiche, si sono intensificate e che una «debolezza della domanda più marcata o più duratura rispetto all’offerta» potrebbe «ridurre le pressioni inflazionistiche, rendendo appropriato un percorso meno restrittivo del tasso ufficiale».

La decisione della BoE si inserisce pertanto nella stessa linea adottata da altre grandi banche centrali, come la Federal Reserve e la Bank of Japan. In un contesto caratterizzato da un’elevata incertezza, la priorità è mantenere la rotta ed evitare cambiamenti affrettati.

Questo rafforza il nostro scenario di un allentamento monetario limitato: prevediamo un ulteriore taglio di 25 pb nel 2025 e altri due tagli nel 2026 (-25 pb per riunione), che porterebbero il tasso ufficiale al 3,75%, ossia al limite superiore dell’intervallo stimato del tasso neutrale (2,25%-3,75%).

Riteniamo che la BoE disponga ancora di una finestra di opportunità per ridurre i tassi nella riunione dell’8 maggio. Entro quella data avrà a disposizione maggiori informazioni, sia sul piano geopolitico e commerciale (in particolare dopo gli annunci attesi da Washington a partire dal 2 aprile), sia sul fronte macroeconomico, con la pubblicazione di due ulteriori rapporti sull’inflazione e sulla dinamica salariale.

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