La crisi sanitaria ha preso la forma della “distruzione creatrice” di schumpeteriana memoria

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La ripresa avrà nel complesso una strada difficile. E' questo il senso del nostro scenario macroeconomico a forma di "U". Ma è anche vero che questa crisi è un cigno nero che rappresenta un'opportunità storica di risolvere problemi strutturali che non trovavano soluzioni prima della crisi. Lo ha detto Christophe Morel, Chief Economist di Groupama Asset Management nel corso di un webinar lo scorso 19 giugno 2020

Lo scenario di una ripresa a forma di “U”

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Ormai nessuno ha più dubbi sull’impatto che lo shock sanitario ha avuto sull’economia, ma con l’allentamento delle misure restrittive, i segnali della ripresa si stanno accumulando. Ma sebbene il peggio  sembri essere ormai alle spalle, la ripresa non avrà certo luogo in “linea retta”.

Questa è l’ipotesi principale del nostro scenario a forma di U: i fallimenti delle imprese aumenteranno, i tassi di disoccupazione diminuiranno solo molto gradualmente, il commercio mondiale sempre più debole peserà sui modelli di crescita dei paesi emergenti e, soprattutto, il sostegno al bilancio (in particolare in Europa) richiederà tempo e negoziazione prima di essere attuato. Nella seconda metà del 2020 e nel 2021, il ritorno della fiducia degli imprenditori e delle famiglie consentirà una ripresa della crescita.

Tuttavia, alcune situazioni negative che si pensavano risolte potrebbero riproporsi: il rischio per la salute potrebbe riaffiorare, il rischio di “hard Brexit” potrebbe riprendere piede. E poi le elezioni americane alimenteranno le incertezze e il conflitto cino-americano ha una natura strutturale che persisterà indipendentemente da chi vince le elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

Covid-19: un cigno nero… e un’opportunità storica per risolvere le sfide fondamentali già presenti prima della crisi

Anche se rimangono molte incertezze sullo sviluppo economico dei prossimi 18 mesi, confidiamo in una ripresa nel medio-lungo termine: le crisi sono acceleratori di trend preesistenti e consentono l’attuazione di politiche dirompenti. L’attuale crisi sanitaria costituisce un’eccellente opportunità per l’Europa di effettuare gli investimenti necessari per la transizione ambientale e digitale.

Prima della crisi, avevamo identificato diverse sfide che non sembravano avere una soluzione: la stagnazione secolare, la necessità di riallocare le risorse verso nuovi bisogni (ambiente, digitale) e lo stallo in cui si trovava l’integrazione europea. Poiché la crisi sanitaria ha colpito simultaneamente tutti i Paesi, costituisce un’opportunità “storica” ​​per prevedere soluzioni a tutte queste sfide a lungo termine sotto la forma di quella che Schumpeter chiamava  “distruzione creativa”. Nel caso europeo questo potrebbe significare l’avvio di un federalismo con la solidarietà di bilancio. Il che significherebbe ripartire davvero con nuove basi.

Numerosi fattori ci rendono più sicuri di un ciclo di crescita esteso:

  • prima della crisi, le economie sviluppate, in particolare gli Stati Uniti, erano vulnerabili a una recessione ciclica (alla base del nostro scenario di recessione all’inizio dell’anno). ora questa lascia il posto a un recupero ciclico e, nel farlo, a un ciclo di crescita prolungato;
  • la grande notte delle politiche fiscali è finalmente arrivata: dopo la fase 1 dell’emergenza e la gestione delle esigenze di liquidità, ora passano alla fase 2 di sostegno della ripresa. Sosterranno fortemente la crescita per 4 motivi. L’impulso di bilancio sta diventando enorme, come il piano di 130 miliardi di euro annunciato in Germania o il piano “Next Generation EU” di 750 miliardi di euro. Hanno un orizzonte pluriennale che può spezzare l’effetto isteresi della crisi. I piani di investimento nell’ambiente e nei settori digitali hanno per definizione un elevato effetto “moltiplicatore”. Infine, l’impatto è rafforzato dal fatto che tutti i paesi sviluppati applicano le stesse misure contemporaneamente (coordinamento delle politiche economiche de facto in assenza di coordinamento de iure);
  • infine, le banche centrali sosterranno questa ripresa mantenendo invariati i tassi di riferimento per diversi anni, perseguendo la loro politica di acquisto di attività incondizionate con attività finanziarie rafforzate (soprattutto dopo la decisione della Fed di intervenire su mercati del credito).

Scarica qui le slide dell’intervento di Christophe Morel, qui il video del webinar
e qui il report di sintesi originale

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