Outlook Macroeconomico 2020

11/12/2019

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Il nostro scenario economico tra il 2019 e il 2021 può essere diviso in due sotto-periodi: una fase iniziale, corrispondente ai prossimi 18 mesi, in cui si prevede una crescita globale in leggero rallentamento sia nei paesi sviluppati sia nelle economie emergenti, ed una seconda fase, relativa alla seconda metà del 2021, con una prospettiva di fine del ciclo economico negli Stati Uniti.

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[Christophe Morel, Chief Economiste]

Per i prossimi 18 mesi, riteniamo che il contesto economico non sarà caratterizzato “né da una frenata improvvisa, né da un’accelerazione”, ma da un graduale rallentamento della crescita economica.

“né una frenata improvvisa…”: l’industria globale è attualmente in recessione; tuttavia, il rischio che quest’ultima si diffonda negli altri settori dell’economia (in particolare quello dei servizi) è limitato, sia per il fatto che le famiglie continueranno a sostenere la crescita, sia perché i recenti e simultanei stimoli delle politiche monetarie accomodanti nei paesi sviluppati ed emergenti costituiscono un efficace buffer.

“…né un’accelerazione”: in primo luogo, i conflitti commerciali destabilizzano l’intera catena del valore e di conseguenza il commercio mondiale non contribuisce più positivamente alla crescita; in secondo luogo, riteniamo che anche se gli Stati Uniti e la Cina raggiungessero un accordo commerciale, la “tettonica delle placche” tra una potenza affermata (gli Stati Uniti) e una potenza in ascesa (la Cina) darebbe origine ad una guerra fredda sul fronte tecnologico e geostrategico, continuando così a generare incertezza; infine, le analisi economiche, che derivino da commenti o indicatori, attualmente non prevedono alcuna imminente re-accelerazione della crescita industriale.

Dunque, prevediamo che la crescita globale tenderà a diminuire gradualmente (3,3% nel 2019 e 3,2% nel 2020), soprattutto a causa delle economie emergenti, sia delle più grandi (Cina ed India) che delle più fragili (Brasile, Turchia e Russia). Per le economie sviluppate, le nostre prospettive di crescita per i prossimi 18 mesi sono in linea con la crescita potenziale (per gli Stati Uniti) o al disotto di quest’ultima (Eurozona e Regno Unito).

 

Fine del ciclo economico prevista negli Stati Uniti dalla seconda metà del 2021.

Attualmente, Il nostro scenario economico indica che nella seconda metà del 2021 gli Stati Uniti entreranno nella fase discendente del ciclo economico, iniziando dal settore imprenditoriale. La redditività delle imprese americane è già fragile e ci si attende che si deteriori ulteriormente con la progressiva crescita salariale (Grafico 1).

Stati Uniti : tasso di margine e investimenti delle imprese

Di conseguenza, la combinazione di riduzione della redditività, alti livelli di indebitamento e persistente incertezza innescherà una tangibile correzione della produzione e degli investimenti e la conclusione della fase espansiva. Infine, si verificherà progressivamente una “classica” fine del ciclo economico. Tale analisi è stata confermata dai nostri modelli proprietari, che evidenziano una crescente probabilità di recessione (Grafico 2).

Stati Uniti : probabilita di recessione

Le politiche economiche non hanno ancora raggiunto i loro limiti.

Nel medio-breve periodo, riteniamo che le banche centrali non avranno più bisogno di continuare ad adottare politiche monetarie accomodanti, fatta eccezione per la Banca d’Inghilterra o per le banche centrali di alcuni paesi emergenti (quali Turchia e Russia) a causa della presenza di deflazione.

Nel lungo termine, prevediamo che le politiche economiche dovranno rimanere molto accomodanti e maggiormente centrate su politiche fiscali e di bilancio. Infatti le argomentazioni a favore dell’adozione di politiche fiscali espansive come strumento di sostegno dell’attività economica stanno crescendo. Questo in un contesto di politiche monetarie vincolate e meno efficaci, bassa crescita nel lungo termine, un carico di debito limitato con tassi d’interesse a zero o negativi, la necessità di correggere le disuguaglianze di reddito, ricchezza e accesso a determinati servizi (come l’educazione e la sanità), investimenti pubblici inadeguati e l’assenza di impatti negativi sugli investimenti privati (in questo caso, lo stimolo fiscale non spiazzerà gli investimenti privati, esigui da tempo). Per esempio, prevediamo che le banche centrali daranno ai governi esplicita visibilità sui tassi d’interesse, in modo tale da permettere che gli investimenti pubblici stimolino la ripresa. Fondamentalmente, il contesto prolungato di bassi tassi d’interesse potrebbe addirittura rappresentare una storica opportunità da sfruttare per finanziare investimenti strategici nel cambiamento digitale, demografico ed energetico.

Nel caso specifico della politica monetaria statunitense, la situazione è caratterizzata da condizioni di politica monetaria attualmente non molto accomodanti, una banca centrale con atteggiamento sempre più preventivo ed una prospettiva di fine ciclo economico.

In virtù di queste ragioni, il nostro scenario di politica monetaria è diviso in 3 sottoperiodi:

  1. una strategia di adattamento al contesto economico (i cosiddetti “insurance cuts”) con 3 riduzioni dei tassi d’interesse già nel 2019;
  2. una fase di status quo, ma con una tendenza ribassista, che noi riteniamo si tradurrà in due tagli ai tassi di 25 bps durante il 2020 per controbilanciare i rischi di ribasso della crescita economica
  3. un ciclo di riduzione dei tassi a partire dalla seconda metà del 2021 per compensare gli effetti negativi della fine della fase espansiva del ciclo economico.

Nel caso della BCE, attualmente lo spazio di manovra è limitato. Vi è un maggior numero di risorse nell’ambito delle politiche fiscali, a causa di un contesto prolungato di bassi tassi d’interesse; tuttavia riteniamo che questa libertà di manovra non sarà messa in atto a meno che o finché la situazione economica non peggiori significativamente. Questa conclusione si basa sull’osservazione che i decision-makers europei sono sempre stati reattivi e mai proattivi. A questo proposito, non ci aspettiamo alcun considerevole stimolo fiscale in Germania.

Allegato: Stime di Crescita e Inflazione

Allegato: Stime di Crescita e Inflazione

 

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