Verso un nuovo regime di inflazione e di crescita, favorevole agli asset cosiddetti “rischiosi”

23/12/2021

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Di fronte alla crisi sanitaria, le risposte economiche sono state senza precedenti e, soprattutto, avranno un impatto reflazionistico duraturo sulla congiuntura. In effetti, uno "shock di domanda" positivo dovrebbe portare a un cambiamento nel regime di inflazione e crescita. Questo scenario va a favore delle cosiddette asset class "rischiose" o particolarmente esposte a tendenze reflazionistiche.

La prima risposta alla crisi sanitaria è stata quella di un blocco quasi totale dell’attività economica, per molte settimane e in tutto il mondo.

Christophe Morel

 

 

 

 

Ci vorrà molto tempo per recuperare questo ritardo, il che prolungherà la ripresa.

Christophe Morel
Capo Economista

Per far fronte all’emergenza, i governi dei Paesi sviluppati hanno attuato manovre espansive determinando un aumento del debito pubblico tra i 10 e i 30 punti percentuali del PIL a seconda del Paese. “In sostanza, si tratta di uno ‘shock positivo della domanda’ che porta a un cambio di regime su crescita e inflazione“, aggiunge Christophe Morel.

Tre leve di crescita: ritardi nell’accumulo delle scorte, nei consumi e negli investimenti

Famiglie e imprese parteciperanno contemporaneamente a questa eccezionale ripresa attraverso tre direttrici. Da un lato, la necessità di ricostituire le scorte che sono oggi a livelli storicamente bassi. E in automatico quest’opera di ricostituzione si tradurrà in produzione e quindi in crescita. diminuite dalla pandemia si tradurrà in produzione, e, quindi, in crescita. Dall’altro lato, con le recenti misure di restrizione sanitaria, le famiglie hanno accumulato risparmi “forzati”, generando un “serbatoio” di risparmio che rappresenta rispettivamente l’11% e il 7% del PIL negli Stati Uniti e nella zona euro. Anche volendo fare ipotesi prudenti su come le famiglie possono utilizzare questi risparmi, i consumi sono destinati a essere forti.

Infine, si nota una consapevolezza delle esigenze di investimento nei settori della salute, dell’istruzione, delle infrastrutture e della transizione ambientale. “Ciò richiederà ancora un input del settore pubblico, che spingerà le aziende a investire. L’orizzonte si sta finalmente allungando”, osserva Christophe Morel.

Un regime di inflazione strutturalmente più elevato

In questo modo le forze disinflazionistiche osservate negli ultimi anni vengono controbilanciate dalla comparsa di forze inflazionistiche sia congiunturali sia strutturali. Sul fronte congiunturale, perché c’è un’inflazione ciclica legata a una domanda che è superiore all’offerta. Con un “boom” dei consumi finanziato dall’eccesso di risparmio e, dall’altro, con scorte che sono state ricostituite ancora in misura non sufficiente. Questo divario sarà in parte colmato da un aggiustamento al rialzo dei prezzi.

Da un punto di vista strutturale, anche la transizione ambientale favorisce la reflazione. “Il prezzo delle energie inquinanti deve aumentare per favorire la sostituzione. Questo si traduce in un rischio rialzista sulle commodity energetiche (petrolio, carbone, gas e anche elettricità). Finché le energie rinnovabili non saranno sufficientemente disponibili, la transizione energetica alimenterà l’inflazione“, sottolinea Christophe Morel. Proprio come il nuovo ordine geopolitico e cioè l’intenzione dei principali Paesi di riconquistare l’indipendenza strategica. Questa tendenza provocherà gradualmente la rilocalizzazione “regionale” delle catene del valore, provocando un aumento dei costi salariali.

“Per tutti questi motivi, prevediamo un regime di inflazione strutturalmente più elevato, al di sopra degli obiettivi delle banche centrali, che saranno costrette a comunicare in maniera contorta per non accelerare politiche monetarie restrittive che pregiudicherebbero la stabilità dei mercati finanziari”, aggiunge.

 

Inflazione indicizzata, obbligazioni convertibili e titoli in crescita

Questo scenario va a favorire le cosiddette asset class rischiose o particolarmente esposte a tendenze reflazionistiche. È il caso delle obbligazioni indicizzate all’inflazione, titoli la cui performance potenziale è direttamente “sensibile” alle fonti di inflazione.

Julien Moutier

 

 

 

 

Questo segmento obbligazionario trae automaticamente profitto dall’evoluzione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI). Gli investitori possono così beneficiare dell’indicizzazione all’inflazione realizzata.

Julien Moutier
Responsabile della gestione direzionale e aggregata

Groupama Asset Management considera questi titoli interessanti, in particolare per la protezione che possono fornire nel contesto di portafogli di obbligazioni sovrane o di credito investment-grade. “I titoli indicizzati all’inflazione rappresentano un forte potenziale baluardo contro l’erosione dei rendimenti delle classi di attivi monetarie e obbligazionarie tradizionali. Privilegiamo titoli con scadenza da 1 a 5 anni, con una forte diversificazione internazionale”, spiega Julien Moutier.

Per le loro proprietà intrinseche, le obbligazioni convertibili mostrano a loro volta alcuni punti di forza in un regime di inflazione durevole. “Storicamente, le obbligazioni convertibili tendono a performare bene durante i periodi di rialzo dei tassi. L’evoluzione di questi titoli è correlata a quella delle azioni o del credito high yield e, per contro, ben poco a quella del reddito fisso” osserva Jean Fauconnier, responsabile della gestione dei convertibili di Groupama AM.

E ancora, le obbligazioni convertibili possono potenzialmente fornire una buona protezione ai portafogli in ragione non solo della loro convessità (storicamente questi titoli sono meno sensibili ai cicli al ribasso rispetto ai cicli al rialzo), ma anche della loro marturity: “I bond convertibili con scadenza più lunga si aggirano intorno ai 7 anni, il che lascia poco spazio al rischio di irripidimento della curva dei tassi“, spiega Jean Fauconnier. “Ci piacciono particolarmente gli emittenti della green economy e del settore tecnologico. Queste più recenti posizioni sono in crescita e offrono nuove opportunità di investimento“, aggiunge.

Infine, Groupama Asset Management mantiene le sue convinzioni su alcuni temi borsistici. Con un’inflazione elevata, ma senza forti sbalzi le innovazioni a lungo termine nel campo della salute, dell’economia digitale, della transizione energetica, così come la scarsità di risorse e i nuovi modelli di consumo, dovrebbero continuare a essere rilevanti a livello globale e a guidare la crescita delle aziende meglio posizionate. “Individuiamo aziende la cui capacità di creare valore è ‘garantita’ dalla loro abilità di reinventare il proprio posizionamento, di rivoluzionare il proprio settore o, più in generale, di rivoluzionare la società. Tali aziende riescono così a imporre il loro pricing power*“, spiega Philippe Vialle, gestore azionario internazionale di Groupama AM.

Per concludere, la selezione dei titoli growth resta un asse di investimento strutturale, come afferma Stéphane Fraenkel, Associate Director di Equity & Convertible Management: “Nel medio e lungo termine, siamo convinti del potenziale di crescita degli utili delle aziende in cui investiamo. Il loro status di leadership nel loro segmento e l’outlook di forte crescita che prevediamo offre loro una leva importante per imporre i loro prezzi e migliorare la loro redditività!“.

*Pricing power: l’abilità di alcune aziende di “imporre” i propri prezzi di vendita grazie, per esempio, a un posizionamento esclusivo sul mercato o di leadership, alla loro distintiva capacità di innovazione (R&D, marketing, prodotti), a una gamma di prodotti e servizi “disruptive” o ad alte barriere all’entrata. Queste capacità hanno in genere la conseguenza di generare margini alti e/o durevoli.

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